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le correnti nello Stretto

morfologia - meccanismo delle correnti - tempi e intensità - altri elementi - nuotare nello Stretto

Faremo naturalmente solo un rapido accenno ad un argomento che, per vastità e complessità, richiederebbe spazi e competenze ben maggiori di quelle a nostra disposizione. Il punto di vista non sarà quello dello studioso ma piuttosto quello del nuotatore che cerca di capirci qualcosa e, se possibile, di condividere con gli altri il proprio sforzo.

MORFOLOGIA

Lo Stretto di Messina è un'area caratterizzata da alcune particolarità geomorfologiche: è il punto di comunicazione e contatto di due grandi bacini del Mediterraneo, lo Ionio e il Tirreno. 
Dal punto di vista planimetrico, rappresenta una sorta di imbuto attraverso il quale le acque del Tirreno si riversano in quelle dello Ionio e viceversa, seguendo ritmi ben precisi legati alle fasi lunari. Le due aperture del canale hanno ampiezze assai diverse, che vanno dai circa 15 km dell'imboccatura Sud ai circa 3 km della linea Torre Faro - Cannitello. 
Dal punto di vista batimetrico, invece, lo Stretto rappresenta una sorta di valico sommerso, una sella sottomarina che corre da Ganzirri, sulla costa Siciliana, a Punta Pezzo in Calabria. Tale sella separa i due bacini, i cui fondali digradano verso Nord e verso Sud con pendenze assai diverse: mentre i fondali tirrenici scendono dolcemente, quelli ionici si inabissano rapidamente fino ai 1500 metri con pendenze notevolissime.

IL MECCANISMO DELLE CORRENTI

Uno degli aspetti più insoliti dello Stretto è che esiste un perenne dislivello tra le acque dello Ionio e quelle del Tirreno, che diminuisce man mano che ci si avvicina al punto di contatto dei due bacini, ove naturalmente si annulla. Quando le acque a Nord della 'sella' sulla linea Ganzirri - Punta Pezzo sono in fase di alta marea, quelle a sud della stessa linea sono in fase di bassa marea: le acque tirreniche si riversano allora nello Ionio colmando tale dislivello, e la corrente in direzione nord-sud che deriva da questo fenomeno è definita 'scendente'. 
Il flusso della scendente ribalta la situazione, innalzando la superficie del bacino ionico che, raggiunto un determinato livello, tende a riversarsi nuovamente nel Tirreno attraverso la linea Ganzirri-Punta Pezzo. Questa corrente che attraversa lo Stretto in direzione Sud-Nord è detta 'montante'. 

Entrambi i flussi si manifestano gradualmente, non contemporaneamente in ogni punto, partendo dalle acque antistanti Capo Peloro ed estendendosi successivamente alle altre aree dello Stretto. La scendente, dal momento in cui inizia a manifestarsi al Peloro, impiega circa un ora per raggiungere Ganzirri e tra le due e le tre ore per arrivare a Messina. Allo stesso modo, anche la montante fa la sua comparsa a Capo Peloro, e solo alcune ore dopo si estende a tutto lo Stretto. In altri termini, mentre a Messina si è ancora nelle ultime due ore di montante, questa durerà ancora solo per circa un'ora a Ganzirri, mentre a Capo Peloro fa già la sua comparsa la scendente.

TEMPI E INTENSITA'

E' ormai ampiamente dimostrato come l'alternanza e l'andamento delle correnti di marea nello Stretto di Messina siano strettamente connessi alle fasi lunari. Infatti sia la durata dei flussi, sia gli orari in cui si manifestano, sia la loro veemenza, sono 'comandati' dalla Luna e dalla sua forza di attrazione gravitazionale, come sostenuto e descritto già nell'Ottocento dal Comandante Longo ne"Il Canale di Messina e le sue correnti" (1882) e successivamente dimostrato dagli studi di A. Defant.

  • La durata: ogni fase di corrente ha la durata di sei ore; tra una fase e l'altra intercorre un intervallo ("stanca") di circa 13 minuti. Pertanto, dato che in una giornata si susseguono quattro flussi diversi di 6 ore ciascuno (scendente - montante - scendente - montante) frammezzati da quattro periodi di stanca, di giorno in giorno gli orari delle correnti saranno differiti di 52 minuti, pari a 13x4. Se oggi la scendente si è mostrata in un determinato punto alle dieci, domani vi si mostrerà alle 10 e 52, fatti salvi tutti gli altri fattori illustrati al punto successivo ('Gli Altri Elementi'). Tali orari sono in diretta correlazione con quelli del passaggio della Luna sul meridiano del luogo, sul suo antimeridiano e sui punti intermedi.

  • L'intensità: Longo ha osservato come la massima intensità delle correnti si manifesti in corrispondenza dei giorni di novilunio e plenilunio. Questo è spiegabile scientificamente con la massima forza di attrazione esercitata sulle acque dalla Luna che in quei giorni è sommata a quella del Sole con cui si trova in congiunzione o in opposizione. La massima corrente si ha nel giorno antecedente il novilunio e nei tre successivi. L'intensità diminuisce gradualmente fino ad arrivare al minimo due giorni dopo il primo quarto, per ricominciare a crescere fino ad arrivare al massimo nel giorno di plenilunio e nei due successivi. Un altro valore minimo si registra due giorni dopo l'ultimo quarto.

GLI ALTRI ELEMENTI

Uno degli aspetti che occorre sottolineare è questo: "la regola" della dipendenza dalle fasi lunari è complessificata da numerosi fattori, che fanno sì che la previsione esatta di ciò che avviene o sta per avvenire nello Stretto sia spesso smentita dai fatti. 

Innanzitutto,  scendente e montante non sono esattamente speculari, ma hanno percorsi che variano in ragione della conformazione delle coste, che con le loro sporgenze e rientranze determinano variazioni della traiettoria della corrente dominante, proponendo curve e ostacoli tali da invertire in alcuni tratti la direzione stessa del flusso. Sia la scendente che la montante, nel loro corso, "rimbalzano" contro le coste delle due sponde, tornando indietro rispetto al flusso principale. Non è raro, in alcuni punti, trovarsi a nuotare contro una corrente montante mentre in tutto il resto dello Stretto impera la scendente...  e credetemi, non capita solo a Fantozzi o al nuotatore poco pratico di queste acque.

La contemporanea presenza di due correnti opposte è uno degli elementi che rende lo Stretto di difficile interpretazione, sia che lo si debba attraversare in barca che - a maggior ragione - a nuoto. Tale fenomeno, oltre al caso sopra menzionato, si verifica anche negli orari in cui la corrente cambia. Dato che l'inizio del un flusso in una delle due direzioni non avviene contemporaneamente in ogni punto dello Stretto, ma ha inizio nella zona di confine tra i due bacini  di fronte a Capo Peloro e raggiunge più tardi le altre aree, nel momento in cui al centro dello Stretto ha inizio la montante, all'estremità Sud è ancora presente la scendente, e viceversa.

E' facilmente intuibile, quindi, che gli orari previsti per le varie fasi dalle tabelle collegate al ciclo lunare non debbono essere intesi come validi per ogni punto dello Stretto, ma vanno rapportati alla distanza dei vari punti dalla zona di confine tra i due bacini, a cui le tabelle si riferiscono. Andranno quindi modificati in ragione del 'ritardo' necessario alla corrente iniziata all'ora x a Capo Peloro per raggiungere il punto y.

Inoltre, gli orari in cui le correnti si alternano e la loro durata sono fortemente influenzati - e spesso sconvolti - da altri agenti atmosferici, tra i quali lo Scirocco è senz'altro il più prepotente: è quello che abbiamo sperimentato tutti durante il "Baia di Grotta" dl 2004, quando le previsioni suggerivano un percorso ideale, che in realtà è stato poi reso durissimo dal mancato arrivo della scendente, frenata dallo Scirocco.

NUOTARE NELLO STRETTO

Non basteranno tutte le conoscenze teoriche nè tutta l'esperienza di anni e anni di nuoto nelle acque tra Scilla e Cariddi per mettervi al sicuro dall'imprevisto. La complessità dei fattori in gioco, pur se governata da un ordine segreto, rende impossibile la certezza di non sbagliare. Naturalmente alcune regole sono certe: i giorni di luna piena e novilunio sono sicuramente i più impegnativi. In allenamento, potrà capitarvi di percorrere un tratto in 30 minuti all'andata e in 10 al ritorno - e non è un'esagerazione. E potrà capitarvi di non riuscire a doppiare determinati punti (tra cui proprio gli scogli antistanti la chiesa di Grotta!), e di dovere uscire dall'acqua per percorrere a piedi dieci insuperabili metri, sperando di non essere visti o almeno riconosciuti. O di fermarvi per sistemare gli occhialini e ritrovarvi a duecento metri in pochi secondi, dato che le correnti possono superare i 7 km all'ora. 

Se tutto questo può essere divertente nuotando in allenamento e in compagnia, la cosa assume tutt'altro aspetto durante una gara o una traversata. Lasciando perdere i casi limite come la mia traversata del '91, in cui la scendente in pieno novilunio mi portò ad oltre un chilometro dal punto prefissato per l'arrivo, direi che in genere per le manifestazioni sportive nello Stretto si ha cura di evitare i giorni di massima corrente optando per i quarti di luna, che quanto meno consentono uno svolgimento 'tranquillo' dell'evento, in condizioni di sicurezza per tutti. Poche persone sono state in grado di sfruttare a proprio vantaggio la massima velocità della corrente, e tra queste spicca per la qualità delle prestazioni e la straordinaria esperienza e conoscenza delle acque dello Stretto il grande Gianni Fiannacca, tuttora imbattuto recordman della singola traversata con l'incredibile tempo di 30'50". In quel caso si sommarono le condizioni favorevoli del mare, il valore atletico del protagonista, e la sua grande esperienza dettata dalla sua professione di pescatore, che lo ha portato e lo porta tuttora a vivere - letteralmente - nello Stretto.

Nel Trofeo Baia di Grotta, che si svolge lungo costa su un percorso con andata e ritorno, è obbligatorio prima o poi l'incontro con la corrente contraria. Starà all'attenzione del nuotatore e alla sua esperienza riuscire a 'sentirla', non potendola con esattezza prevedere: può essere certamente d'aiuto l'osservazione delle barche ormeggiate, come quella dell'orientamento delle lunghe foglie delle alghe sott'acqua. Si cercherà allora di tenersi più al largo per prendere più corrente possibile se questa è a favore, e di nuotare vicino alla riva - senza timore di andare fuori rotta - nel caso di corrente contraria.
Quello che sembra così semplice è in realtà un po' più complicato. Intanto, non sempre si hanno dei riferimenti visivi sulla superficie e sul fondo, nè si riesce sempre a "sentire" se la corrente sia a favore o contraria, perchè tale sensazione può essere indotta erroneamente dalla direzione delle onde e del vento che non necessariamente concorda con la corrente.  Alcuni atleti messinesi sono stati particolarmente bravi a sfruttare la loro esperienza
in certe occasioni (Nino Micali nel 2001, io e Peppe Saya nel 2002, ancora Saya nel 2003). Ciò però non ha impedito agli stessi atleti di impantanarsi in altre occasioni sbagliando clamorosamente la rotta. 

L'osservazione della situazione nei minuti precedenti l'ingresso in acqua è fondamentale. Altro utile accorgimento è quello di non perdere di vista la cuffia gialla di Peppe Saya. Infine, a degna conclusione di questa lunga trattazione quasi-scientifica, concluderei ricordando che una buona dose di culo non guasterà, se unita ad un solido allenamento.

pagina curata da Nino Fazio - nino@baiadigrotta.it 

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